Sánchez all’ONU e il nostro impegno quotidiano per il bene comune

Sánchez all’ONU e il nostro impegno quotidiano per il bene comune

Le parole, non banali, di Sanchez all’Onu», di Ferruccio De Bortoli, 25 settembre 2026.

La riflessione di Ferruccio de Bortoli, che riportiamo qui a fianco, ci offre l’occasione per condividere un pensiero sul significato di quelle parole anche per il nostro impegno politico quotidiano.

Lo abbiamo ascoltato, il discorso di Sánchez alle Nazioni Unite. Ce lo aspettavamo, ma non era così scontato che lo pronunciasse in un contesto dove i “potenti” non sembrano avere più quel livello morale sufficiente per gestire il presente dei propri popoli con lo strumento millenario della politica.

Speravamo di sentir pronunciare quelle parole da un politico di rango, anche se di un altro Paese, perché in quelle parole venivano riassunti i principi etici che ognuno di noi dovrebbe coltivare dentro di sé, specialmente se si presta a occuparsi di politica.

Quell’impegno non si trova solo sui libri che hai letto: deve guidarti nell’esercizio quotidiano rivolto al bene comune.

Così deve essere quando si sta in un partito, quando si offre la propria disponibilità a occuparsi di progetti e strategie e a condividere una convivenza con chi ha fatto le stesse scelte, collaborando per il raggiungimento di un unico obiettivo.

Nel nostro piccolo, a Orvieto, nel Partito Democratico ci stiamo impegnando a proseguire in un progetto che, attraverso la rivitalizzazione di ogni settore di un’organizzazione interna ritenuta insufficiente, porti a far emergere capacità, competenze e ambizioni che arricchiscano il panorama politico dentro e fuori dalla nostra comunità.

Partito Democratico Orvieto

Capita raramente di ascoltare discorsi di qualità, non retorici né ipocriti, nei quali qualche straccio di valori della nostra civiltà traspare ancora. Al di là delle dimostrazioni di prepotenza economica e militare, della muscolarità della forza, dell’esibizione neoimperialista. Quello pronunciato dal primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, all’assemblea generale dell’Onu, si allinea, per intensità e coraggio, agli ultimi applauditi interventi del suo collega canadese, Mark Carney. 

«Salgo su questa tribuna – ha detto il leader socialista – con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere. Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la nascita di questa organizzazione ottantuno anni fa. Principi e ambizioni che diversi governi qui presenti disprezzano o intendono smantellare. La maggior parte di noi credeva in quella promessa comune. Perché eravamo convinti che la pace, la sostenibilità e le pari opportunità non fossero posizioni ideologiche, ma parte integrante del futuro dell’umanità. Oggi, però, queste idee non vengono soltanto messe in discussione. Vengono attaccate da attori politici, da governi che vogliono riportarci a un passato oscuro. E non serve indicarli: sappiamo tutti chi sono e qual è il loro modus operandi. Prima mettono in discussione le regole. Poi le violano, sapendo peraltro che nessuno avrà il coraggio di chiedergliene conto. Tagliano i loro contributi agli organismi multilaterali. Prendono di mira i loro leader e i loro funzionari, ne bloccano la capacità d’azione, per poi descriverli come enti inutili di cui si può fare a meno». 

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Il primo è l’egoismo. «L’assurda convinzione che il mondo sia un gioco a somma zero, in cui il guadagno di qualcuno implica necessariamente la perdita di qualcun altro». Il secondo è l’ignoranza. «Si disprezzano le evidenze scientifiche e si dà per scontato che esistano Paesi così potenti da poter abusare degli altri e da non aver bisogno di nessuno per prosperare». E il terzo è la crudeltà. «Ho visto queste forze egoiste, ignoranti e crudeli crescere. Ho visto come si toglievano la maschera e prendevano il potere in molti luoghi. E da lì le ho viste scatenare guerre illegali, massacrare civili innocenti». 

Sanchez non perde la speranza, soprattutto di fronte a «milioni di persone che si mobilitano in difesa della natura, della pace e dei diritti civili». E termina così: «Quando le generazioni future guarderanno indietro, studieranno questo decennio decisivo nella storia delle Nazioni Unite e ci chiederanno quale ruolo abbia avuto ciascuno di noi». E non faranno sconti. Nemmeno a Sanchez.

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