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Cosa risponde a chi l’accusa di essere di ostacolo al rinnovamento del Pd e di non giocare quel ruolo incisivo che sarebbe necessario in una fase delicata come l’attuale per il futuro della città? Credo che la discussione sia molto astratta e molto vuota, ispirata più dal risentimento che da una ragione rasserenata. Come diceva Nenni: fare politica con i sentimenti è difficile. Con i risentimenti è impossibile. Ma se uno pensa di avere la verità in tasca allora non esiti: organizzi convegni e cerimonie e rassegne gastronomiche. Si dia spazio al fermento associativo e politico. Nessuno lo vieta ma nessuno provi a scaricare l’inconsistenza delle sue velleità su altre persone che non si atteggiano né a profeti né ad infallibili (e teleguidati) riformatori. Io voglio fare un partito utile. Utile non a Trappolino o ai suoi critici, ma utile agli orvietani, alla città, all’Italia. Utile a riconquistare la stima degli elettori. Cosa raccontiamo ai giovani che rischiano d’essere precari a vita? Gli somministriamo pillole di Bignami o cerchiamo, tutti insieme, di organizzare una politica per cambiare questo stato di cose? Quali sono gli strumenti che vogliamo mettere in campo per uscire dalla crisi? Mandiamo in galera tutti coloro che hanno sfiorato la politica negli ultimi vent’anni – compresi chi li ha votati e i “collaboratori” a vario titolo – oppure apriamo un grande e produttivo confronto con le organizzazioni sociali, le imprese, la città tutta? Il fatto che persone abbiano tempo da perdere non giustifica che la politica debba per forza perdere tempo in chiacchiere.
Il Pd ha deciso di impegnarsi seriamente sul programma condiviso con il sindaco o si accinge a cavalcare alcuni argomenti critici per la giunta come le difficoltà nelle privatizzazioni e le contestazioni sull’ampliamento della discarica? Veramente, la nostra responsabilità era circoscritta alla definizione della sola ipotesi di bilancio e l’eventualità di poter condividere il programma si potrebbe verificare solo nel caso in cui Concina adottasse il nostro programma. Constatiamo che il sindaco ha tanti suggeritori, svariati consiglieri particolari e celebri diplomatici. Ma non ha una politica, una mezza idea di città. Se la svigna con una battuta senza però risolvere i problemi. Prova a galleggiare, temporeggia, non decide. Non decide perché nella sua maggioranza coesistono con crescente difficoltà posizioni spesso antitetiche e altrettanto spesso inconcludenti. Ma in questa fase Orvieto non può permettersi uno spettacolo di tale natura. Sulla questione dei rifiuti, ad esempio, la nostra città può giocare un ruolo come polo “esemplare” di un diverso approccio sul tema. Ma se prevalgono interessi di breve periodo o illusioni romane o la pretesa di far da soli, allora saremo obbligati a contrastare con la massima fermezza tutte quelle operazioni che riterremo lesive degli interessi di Orvieto e dell’Orvietano. Non credo sia necessario commentare i limiti della giunta Concina, già peraltro evidenziati in precedenza, ma il perseverare nell’inerzia, di un fiacco potere senza responsabilità, comincia a diventare preoccupante.
Cosa sta facendo la sua segreteria per “svecchiare” il gruppo dirigente ancora di provenienza Pci? Credo che noi tutti dovremmo svecchiare un modo di pensare con la testa perennemente girata all’indietro e non pensare al PCI, alla DC, all’Asinello o alle truppe presunte illibate. A me non interessa sapere da dove vieni. Mi interessa se il percorso che vogliamo fare insieme è utile non a noi, ma ai cittadini, ai lavoratori, agli anziani, alle donne, ai giovani. Se questo percorso vuole realizzare più uguaglianza, più libertà, più solidarietà. A me interessa essere utile alla società e non celebrare una qualche tradizione ottocentesca o allestire uno spazio ricreativo o voluttuario per il divertimento di quattro o cinque personaggi ostaggi della noia. Dal 30 di aprile il PD di Orvieto ha avviato la fase congressuale assegnando a Massimo Morcella il coordinamento di questa importantissima fase. Dovrà essere quella l’occasione per girare tutte le teste in avanti.
Che ruolo giocherà il partito alla ripresa autunnale? Il congresso dovrà dire se questo partito vuole cambiare davvero l’andazzo che ha ottuso la politica spianando le strade alle rendite e disintegrando il futuro alle nuove generazioni. Vorrei parlare di questo, di come attrezzare la città per far ripartire una nuova stagione di crescita economica e culturale, di come restituire a Orvieto quel protagonismo che l’illusione “populista” invece riserva ad un uomo solo. Vorrei parlare di come mettere il carburante della cultura, dei talenti artigianali e dell’arte dentro lo sviluppo della città e chiedere ai giovani orvietani di fare la loro parte e di prendersi le loro responsabilità. Poi saranno le discussioni tra gli iscritti a dirci se le nostre idee sono buone o da scartare, se le nostre idee sono convincenti o se dobbiamo far coincidere tutto il nostro futuro con la prossima variante al PRG. Il PD vuole superare questa fase di inerzia amministrativa con tutti quelli che lo ritengono uno strumento per una società più giusta, più bella e più ricca, senza convocare tribunali speciali o grandi inquisitori. Giacché non cerchiamo applausi ma un futuro praticabile per tutti.
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