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Carcere di Orvieto, basta proclami è il momento di scongiurare la chiusura

Scongiurare la chiusura del Carcere di Orvieto. E’ questa la priorità che le istituzioni e la politica locale, provinciale, regionale e nazionale devono condividere e sostenere per evitare che Orvieto venga ancora una volta privata di una struttura pubblica come in questi anni è avvenuto per le Caserme e il Tribunale.
Le decisioni intraprese dalla Direzione dell’Istituto a Custodia Attenuata di Orvieto, che ha ritenuto di dover chiedere al Provveditorato Regionale di riconvertire il carcere a Casa di Reclusione a media sicurezza, rappresentano un elemento di preoccupazione per il futuro della struttura che va scongiurato sostenendo l’azione intrapresa in questi giorni dal Sappe.
Come già avvenuto negli ultimi mesi tramite i rappresentanti regionali e nazionali del Partito democratico abbiamo richiesto chiarimenti al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia, sia sulla scelta di abbandono del percorso dell’Istituto di Custodia Attenuata, sia sulle difficoltà inerenti all’impegno dei Maestri d’Arte e sulle eventuali conseguenze che il ritorno ad un regime carcerario diverso dall’Ica possano comportare per la struttura di Orvieto.
Le richieste dei Parlamentari del Pd, soprattutto dell’Onorevole Walter Verini Capogruppo Pd della Commissione Giustizia della Camera, sono state recepite e divenute oggetto di una verifica più approfondita utile a dissipare le ombre che, purtroppo, si intravedono sul futuro del Carcere di Via Roma. In questo contesto appaiono decisamente contraddittorie e preoccupanti le scelte intraprese dalla Direzione dell’Istituto.
Come Partito democratico riteniamo che il Carcere di Orvieto debba essere salvaguardato nella complessiva funzione di Istituto per la Custodia Attenuata e, oltretutto, venga ristabilita quella presenza costante della direzione dell’istituto segno di rappresentanza, funzionalità e sicurezza della struttura.

 

 
Sì alla Riforma costituzionale

Bisogna entrare nel merito della questione per poter scegliere e dunque perchè votare SI?

Per superare il bicameralismo paritario

Finalmente l’Italia cesserà di essere l’unico paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere eguali, con gli stessi poteri e praticamente la stessa composizione. Il superamento del “bicameralismo paritario” servirà per ridurre il costo degli apparati politici e per rendere l’attività del Parlamento più rapida ed efficace. La Camera dei Deputati darà e toglierà la fiducia al governo, il Senato rappresenterà prevalentemente le istanze e i bisogni di comuni e regioni.

Per avere leggi in tempi più rapidi

Mai più ping pong infinito delle leggi tra Camera e Senato, nella speranza che prima o poi si arrivi ad un testo condiviso fino alle virgole. Tranne che per alcune limitate materie, di norma la Camera approverà le leggi e il Senato avrà al massimo 40 giorni per discutere e proporre modifiche, su cui poi la Camera esprimerà la decisione finale. Più velocità non significa “più leggi”, ma risposte più tempestive da un Parlamento più credibile.

Per ridurre i costi della politica

I senatori passeranno da 315 a 95 (più 5 di nomina del Presidente della Repubblica) e non percepiranno indennità. Adesso in Italia, con 60 milioni abitanti, abbiamo quasi il numero di parlamentari della Cina, che ha 1 miliardo e 200milioni di abitanti e questo ci permetterà di risparmiare 150 milioni all'anno. Il CNEL (Consiglio Nazionale Economia Lavoro) verrà abolito, e con esso i suoi 65 membri; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione. La riduzione di costi e “poltrone” restituirà credibilità alle istituzioni.

 
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