Il PD Orvieto esprime una forte preoccupazione circa l’attuale “smantellamento” del Centro Studi. Perché di “smantellamento” si tratta. Il trasferimento – temporaneo, si dice - della struttura negli spazi di Palazzo Simoncelli (Museo della Ceramica), e l’incarico di gestirvi l’attività del Centro di Documentazione della Ceramica, significa la fine della vita di un Centro nato dodici anni fa per l’Alta Formazione. Oltre a lasciare nell’assoluta vaghezza l’uso futuro di quel pezzo importante del patrimonio della città che è l’ex-ospedale.
I conti della “Fondazione per il Centro Studi di Orvieto” sono oggi, dopo tre anni di “guida” sotto il centro-destra, più disastrati di prima; dall’inizio di quest’anno il personale (4, compreso il direttore) non viene più pagato; di iniziative nuove, neanche l’ombra; resistono alcuni corsi per gli stranieri, avviati durante le precedenti amministrazioni.
La fine triste di uno sforzo collettivo nato per sollecitare uno sviluppo dinamico della città, è dovuta principalmente al progressivo disimpegno degli stessi soci fondatori. La Fondazione Cassa di Risparmio e il Comune di Orvieto hanno smesso di corrispondere le loro quote (la prima, dal 2008, il secondo definitivamente dal 2011, dopo averla già drasticamente diminuita). Ciò che doveva essere uno slancio per dare nuove opportunità alle giovani generazioni della città, in mancanza di cure, è diventato un ramo secco da tagliare. Alla faccia degli appelli alla innovazione e alla necessità di innalzare il livello complessivo delle conoscenze della comunità. Appelli partiti dall’Europa, fatti propri dall’attuale governo italiano, ma ignoti al governo di Orvieto.
La preoccupazione odierna circa il Centro Studi si aggiunge ad altre scelte dell’amministrazione, tutte tese a “smantellare” ciò che di propositivo si era creato in questa città. Purtroppo, non ci aspettiamo più una vera proposta per il futuro da parte dell’amministrazione di centro destra: è già troppo tardi. Il fallimento delle sporadiche iniziative è sotto gli occhi di tutti. L’isolamento sempre più evidente rispetto al nostro immediato contesto, la Provincia e la Regione, ne è una testimonianza eloquente.
Negli ultimi tempi, in questa città, molte parole (commenti, disquisizioni, interviste) sono state dedicate al Partito Democratico di Orvieto. Sono stati adombrati tentativi di egemonizzazione da parte di una “corrente” piuttosto che di un’altra; sono stati pavesati patti “innaturali” con le varie forze politiche della città. Il Leitmotiv è sempre lo stesso: il presunto immobilismo del partito nella città, ma anche l’azione dell’on. Trappolino che – a detta del Partito dei Comunisti Italiani - non ha saputo “tirar fuori le nostre zone dalla secca”. A questo proposito, non va mai dimenticato che l’attuale stato delle cose è frutto di politiche dissennate dei governi di centro destra, e che il Partito Democratico si è assunto una grande responsabilità per aiutare il Paese ad uscire da una vera emergenza, prima di finire negli abissi “greci”. Oggi come oggi rappresenta la colonna politica del Paese. Seguire il percorso di “uscita dall’emergenza” richiede uno sforzo collettivo nel Parlamento: non sono le azioni individuali a determinarne il corso.
Ora, il Partito Democratico non è un movimento ma, appunto, un partito.
Ha il suo statuto e le sue regole; non decide sulla base delle opinioni apparse sulla stampa o sulla Rete. Pur rispettando il libero scambio di idee.
Ogni critica è possibile e ben accetta: è per l’appunto la caratteristica del Partito Democratico. Il disagio interno del Partito – con le dimissioni di molti membri della segreteria, le ultime in ordine quelle della vice-segretaria Cristina Croce – sarà oggetto di una seria discussione nell’ambito dell’unico organismo deputato a prendere le decisioni: l’unione comunale convocata per lunedì 21 maggio.
I tempi sono radicalmente cambiati, nel mondo, in Italia – e devono cambiare anche ad Orvieto. Il rinnovamento dei partiti e delle istituzioni viene richiesto ad alta voce. E’ il lavoro per il quale ci apprestiamo, augurando la condivisione di tutto il centro sinistra, memori anche delle conseguenze che, nel recente passato, hanno comportato le divisioni.
O i figli o il lavoro Presentazione del libro di Chiara Valentini Giovedì 10 maggio, ore 18, iniziativa del PD Orvieto Maternità e lavoro – due realtà inconciliabili? Come mai proprio l’Italia, paese del “culto” del bambino, oggi si trova con la natalità più bassa d’Europa, in compagnia soltanto con la Spagna e il Portogallo? Perché le culle italiane sono vuote? Perché la maternità, per molte donne che lavorano, è un “campo di battaglia”? Perché, in molte realtà di lavoro, la maternità viene addirittura ostacolata? Problemi concreti, di vita vera di tante donne. All’iniziativa del PD Orvieto, giovedì 10 maggio, è stato affrontato questo tema, attuale, e nello stesso tempo cruciale per il futuro di un Paese che vede aumentare la popolazione anziana, e assistere alla sempre minore rigenerazione delle forze nuove, Le “culle vuote”, appunto. Il libro inchiesta “O i figli o il lavoro” della nota giornalista e saggista Chiara Valentini – prezioso nella sua documentazione a tutto campo - ha offerto lo spunto per un incontro intenso tra l’autrice e Maria Rita Paggio della CGIL Orvieto, anche per individuare nelle attuali condizioni di lavoro l’ostacolo maggiore per la maternità, troppo spesso ancor oggi percepita come un “affare privato” e non, invece, come un fattore necessario per la rigenerazione della società tutta. Sono state preziose, durante l’incontro, la testimonianza della consigliera di Parità della Provincia di Terni Raffaella Chiaranti sulle molte cause intentate in difesa dei diritti delle lavoratrici, spesso calpestati malgrado le leggi che tutelano la maternità, nonché quella della “vita vera” raccontata da Anna Rita, operaia della ex-Grinta. Ha coordinato Pirkko Peltonen, presidente PD Orvieto. La cronaca dell’importante incontro sarà trasmesso dal TG3 Umbria.
Pd Orvieto per le donne Maternità e lavoro – inconciliabili?
Giovedì 10 maggio, alle ore 18, al Palazzo dei Sette, Chiara Valentini presenta il suo libro “O i figli, o il lavoro” (con la prefazione di Susanna Camusso).
Un’emergenza tutta italiana, per molte è un campo di battaglia. È la maternità delle donne che lavorano e vorrebbero continuare a farlo senza subire stress e umiliazioni anche quando scelgono di mettere al mondo un bambino. La guerra silenziosa alla maternità delle donne che lavorano è uno dei più drammatici paradossi del nostro paese. In Italia come in nessun altro paese europeo, lavoro e maternità rischiano di diventare parole inconciliabili. Molte che avevano un rapporto di lavoro fisso, tornando in ufficio o in fabbrica, vengono messe nell’angolo e a volte mobbizzate, per spingerle a dimettersi. La rigidità sugli orari provoca scontri drammatici. E’ ancora peggio fra le precarie, le ragazze dei contratti a termine o a progetto, che per non essere mandate via nascondono il pancione come una colpa e spesso rinunciano alla maternità perché non possono contare su uno stipendio stabile né su un posto all’asilo nido, spesso irraggiungibile. Chiara Valentini, nota giornalista e saggista, racconta per la prima volta nel suo complesso questa realtà dura e preoccupante, dando la parola da una parte all’altra d’Italia a manager e donne delle pulizie, a pubblicitarie e a operatrici dei call center. Ci porta negli uffici dei sindacati e delle poco conosciute Consigliere di Parità, fra le mamme ragazzine di Scampia e le dottoresse precarie della sanità pubblica, dimostrando come la maternità, nell’Italia di oggi, è diventata il punto d’attacco al lavoro delle donne e alla loro parità. A colloquio con Chiara Valentini, Maria Rita Paggio, responsabile CGIL di Orvieto e Pirkko Peltonen, Presidente PD Orvieto.
Il modo migliore per ricordare la Liberazione del 25 aprile 1945, è sempre e soltanto uno: mobilitare e fare partecipare. Perché, anche sotto la pioggia, non vada perso il senso vero della politica: il bene comune. Martedì 24 aprile, alla vigilia del 25, con una festa di ballo gratuita, aperta a tutti, alla Casa del Popolo a Ciconia, il PD Orvieto ha lanciato il segnale della primavera. Ha aperto in allegria la campagna di tesseramento per il 2012 con lo slogan: “stare insieme, fare insieme”. Nonostante l’altalena del meteo, delle borse – e dei partiti, nel grande tumulto sociale ed economico che oggi sconvolge le vite delle persone, ma anche le antiche certezze di rendite di posizione tipiche dei partiti. L’unica forza politica organizzata che ancora tiene – a livello nazionale, ma anche a quello locale – il PD Orvieto annuncia per questa primavera un cambiamento di rotta. Sarà presente sulle piazze, per ascoltare le richieste della gente, per presentare le proposte del partito. Tutto ciò anche attraverso le vecchie sezioni, oggi circoli, che saranno chiamate a formare “squadre” di lavoro su temi di preoccupazione quotidiana dei cittadini; la “fortezza di via Pianzola” (sede del partito ad Orvieto) si aprirà ad una più grande autonomia di proposte e di partecipazione dei militanti e dei simpatizzanti. Sono già in programma, per il prossimo mese a venire, appuntamenti organizzati con il metodo “partecipativo”, tutti su temi di interesse primario per il territorio orvietano, come lavoro, ambiente, turismo, patrimonio del comune. L’impulso ad allargare la platea di autonomia è sorto dall’interno del partito, anche per scuotere le procedure che altrimenti rischiano di irrigidirne la struttura. Il gruppo consiliare, anch’esso chiamato a contatto diretto con i circoli, procederà intanto nel suo lavoro impegnativo di controllo dell’operato dell’amministrazione comunale, soprattutto in vista della prossima presentazione del bilancio di previsione per il 2012. Forte anche dell’assoluta trasparenza del bilancio (in attivo) del partito, il PD Orvieto sarà in grado di ospitare, su proposta della direzione nazionale del partito, il Forum Nazionale su “Pubblica Amministrazione – bene comune per l’Italia” nell’ambito della Festa Democratica, dal 10 al 22 luglio. Sarà un’altra occasione per testimoniare la tenuta della politica, nonostante l’altalena pericolosa dei tempi in cui viviamo.
I Giovani Democratici di Orvieto vogliono celebrare la Festa della Liberazione con il ricordo di un altro grande eroe della nostra storia umbra, Mario Bonfigli. Venuto a mancare lo scorso anno, il dr Bonfigli medaglia d’argento al valore militare della Resistenza, è stato fondatore e 1° comandante della Brigata San Faustino-Proletaria d’urto. La Brigata ebbe come campo d’azione il comune di Pietralunga e le zone confinanti di Umbertide, di Città di Castello, di Montone, di Gubbio e di Cagli.
Il giorno 9 settembre 1943, dopo l’armistizio, il tenente dell’aeronautica Mario Bonfigli, per non restare consegnato e senza prospettive nell’aeroporto di Rimini, si levò con il suo caccia per raggiungere il Re e il Governo Badoglio al Sud dell’Italia. Ma la mancanza di carburante lo obbligò ad atterrare verso Castiglione del Lago, da dove, iniziò la sua vita da clandestino. Dietro informazioni di contadini della zona, si portò sulla montagna di Pietralunga, nella località San Faustino, dove insieme a Bonuccio Bonucci, Luca Mario Guerrizio, Vittorio Biagiotti e don Marino Ceccarelli, il 13 settembre costituì il nucleo originario di quella formazione che divenne una brigata partigiana di circa 400 uomini.
Fra le più importanti operazioni che avvennero sotto il comandante Mefisto, ricordiamo la distribuzione alla popolazione delle granaglie sottratte ai depositi del consorzio agrario controllati dai repubblichini; la liberazione del comune di Pietralunga con la cacciata del podestà, reinsediando il sindaco socialista deposto dai fascisti 23 anni prima; il rallentamento per 16 giorni della marcia verso Cassino della divisione tedesca Goèring con atti di sabotaggio, scontri di guerriglia e blocchi delle strade.
Questa storia, come tutte quelle della resistenza, sono storie che crediamo debbano essere ricordate; perché è anche su quelle montagne che l’Italia repubblicana è nata e perché dalla volontà di resistere di quelle donne e di quegli uomini abbiamo imparato il valore dell’antifascismo. I Giovani Democratici di Orvieto invitano quindi i più, ma anche i meno giovani a visitare le sedi dell’Associazione Nazionale Partigiani per approfondire questa parte di storia che troppo spesso subisce attacchi strumentali e revisionisti. Buona festa della liberazione a tutti!
Come aprimmo la “Città dei matti” Franco Basaglia e l’immaginazione al potere “La favola del serpente” di Pirkko Peltonen. Lunedì 23 aprile, ore 18 Sala delle Barrique, Cantina Cardeto, Sferracavallo
Nel 2010 ebbe un grande successo il film televisivo “C’era una volta la città dei matti” (di Marco Turco con come protagonista Fabrizio Gifuni), storia della vita e del lavoro di Franco Basaglia. Uno dei profeti del nostro tempo. Ora, nell’ambito della stagione “Aperture” dei Venti Ascensionali, nella nuova sede della Cantina Cardeto, a Sferracavallo, Basaglia sarà ricordato con un documentario, piccolo ma raro, sulla “rivoluzione” che Basaglia portava nei manicomi, nelle “Città dei matti”. Il filmato “La favola del serpente”, in bianco e nero, fu in assoluto il primo a testimoniare la rivoluzione in atto. E’ per questo che, nei congressi e nelle conferenze dedicati a Basaglia, viene rappresentato come un “cult-movie”. Lunedì 23 aprile ore 18 ad Orvieto, Sferracavallo. E’ un documentario, ideato con lo stesso Basaglia, che racconta il momento in cui fu aperto il manicomio di Gorizia. Fu il primo atto della “rivoluzione basagliana”. Correva l’anno ’68, e Franco Basaglia aveva appena iniziato la sua opera di “anti-psichiatria”. Erano anche gli anni dei movimenti studenteschi e della “immaginazione al potere”. Il piccolo filmato restituisce il clima che si respirava allora. Dieci anni e molte esperienze dopo, la “rivoluzione” di Basaglia avrebbe portato alla legge 180, quella che abolisce il manicomio quale luogo di detenzione forzata dei malati di mente. Il documentario “La favola del serpente” fu girato da Pirkko Peltonen per la Radio-Televisione finlandese nel 1968. I suoi passaggi “clou” sono stati trasmessi più volte dalla Rai. Il documentario è in italiano; lo speakeraggio sarà tradotto dalla viva voce della stessa autrice. Dopo la proiezione (30 minuti), si parlerà della situazione “dopo la rivoluzione”. Il professor Tommaso Losavio, del “Comitato scientifico Fondazione Franco e Franca Basaglia”, introduce al tema “Dalla critica ai manicomi al nuovo sistema sanitario”. In vendita: “C’era una volta la città dei matti”: libro con testi e DVD dell’omonimo film televisivo.
Il Segretario del PD Pier Luigi Bersani commenta la notizia della scomparsa di Miriam Mafai esprimendo cordoglio a nome suo e del Partito Democratico
“Con Miriam Mafai se ne va una protagonista del nostro tempo. Giornalista, scrittrice, militante politica fin dai tempi della Resistenza, dirigente della sinistra italiana e deputata al Parlamento, fino ad essere parte della Direzione nazionale del PD, Miriam Mafai ha vissuto tanti ruoli diversi ma sempre con intelligenza, passione e curiosità di sapere. Esprimo alla famiglia il cordoglio mio e del Partito democratico”.
Così il Segretario del PD Pier Luigi Bersani commenta la notizia della scomparsa di Miriam Mafai esprimendo cordoglio a nome suo e del Partito democratico.